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gabriele clima

Mara Mundi, Firufilandia «La stanza del lupo»

2014-01-18 12:22

Admin

Wix Import, LIBRO La stanza di lupo,

Mara Mundi, Firufilandia «La stanza del lupo»

Non ti prude il naso, sotto a quei fiori, Leo? A domandarselo è Nico, il sedicenne preso in scacco dalla rabbia, furiosa e improvvisa...

Non ti prude il naso, sotto a quei fiori, Leo? A domandarselo è Nico, il sedicenne preso in scacco dalla rabbia, furiosa e improvvisa come un lupo uscito dal bosco. È lui il protagonista dell’ultimo romanzo di Gabriele Clima, Premio Andersen con Il Sole fra le dita, che sempre per San Paolo torna in libreria con La stanza del lupo.


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Nessuna risposta potrà arrivare da Leo, ormai, anche lui spazzato via dalla rabbia, che corre, macina e travolge come un treno. In quella domanda, però sta tutta la complicità degli amici, che a quell’età, più che in altre stagioni della vita, sanno tenersi uniti, inventando riti, codici segreti, parole passepartout.


Si conferma ancora una volta un grande conoscitore delle contraddizioni che ci agitano, Clima: adolescenti e adulti, senza distinzione.


È un libro per tutti, questo. Una storia che ti costringe a dare un nome alle emozioni, a riconoscerle, a farci persino pace, a nominarle per governarle, senza passarci sopra una mano di bianco.


Lo fa Nico, un passo alla volta: è un percorso lento quello che lo porta ad accettare il suo lato oscuro e a dominarlo, anzi proprio ad ingabbiarlo, persino ad incanalarlo in altro.


E Nico lo sa bene come si fa, come si prende il groviglio di cose che hai dentro e lo si sbroglia in un disegno, tanto che il foglio mica basta. Ci vuole un muro, una parete intera, se non è sufficiente può andare bene anche tutta la stanza. È una rabbia che smargina e sconfina quella di Nico, una rabbia che non passa, come invece filano via le nuvole che guardano insieme, lui e la Claudia – la sua fidanzata, la sua parte migliore, l’antirabbia. È il passanuvole, un gioco si direbbe: stare a pancia in su, sotto il cielo, fissare una nuvola, lasciare lo sguardo immobile, mentre la nuvola passa, scivola via, così come dovrebbero fare i pensieri storti.


C’è una raffinatissima scelta stilistica in questo libro che colpisce sin dalla seconda pagina. La storia è raccontata in terza persona, e ti verrebbe naturale chiamare il padre padre. Ed invece l’autore spiazza, spariglia il senso comune e chiama il padre papà, mantenendo l’intimità e l’identificazione col personaggio che solo il racconto in prima persona dà al lettore. Così, nonostante la voce narrante esterna, l’alleanza genitore-figlio la cogli subito, anche solo a livello inconscio, anche se all’inizio quella tra loro due sembra più una guerra che un’intesa.


È un libro che fa dialogare gli opposti, così come mescola i colori, perché in una società veloce e complessa, che ti espone a ogni sollecitazione e al suo contrario, che senso avrebbe ragionare ancora di bianco e di nero? E chi lo ha detto, poi, che il nero non possa anche essere un rifugio? E che anche la rabbia, certo, possa essere un sentimento legittimo, persino utile?


Proprio quella che, a volte, può essere abitata anche dal lupo. Il tuo.


LA STANZA DEL LUPO
Edizioni San Paolo
Anno di pubblicazione: 2018
192 pp.
Prezzo di copertina: 14,50 euro


Età di lettura: dai 12 anni