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da www.laletteraturaenoi.it

Il cane è, ovviamente, un simbolo di tutto ciò che ci spaventa, perché ignoto e della paura di quello che viene da fuori: nelle discussioni coi ragazzi mi ha colpito come non abbiano sottolineato tanto il coraggio della bambina, ma il suo sguardo, la capacità di andare oltre, di non farsi guidare dal pregiudizio. Ed è con questo sguardo che in classe, da gennaio a maggio, abbiamo affrontato il fenomeno delle migrazioni, sospeso il giudizio e fatto silenzio; ci siamo messi in ascolto, per poi provare a descrivere la realtà e trasformarla in narrazione, in letteratura.
Un laboratorio di lettura e scrittura
“Il vento gelido mi tagliava il viso come una lama affilata, osservai attentamente un’altra donna caduta in mare; non capivo perché le altre persone cercassero in tutti i modi di farla risalire su questo gommone colmo di volti preoccupati e impauriti, sarebbe morta anche lei come tutti gli altri che erano già stati portati via dalle onde oscure di questo mare immenso. Tutti si stavano concentrando sulla povera donna, mentre io ero a guardare senza fare niente; alcuni mi guardavano con uno sguardo di disprezzo, probabilmente pensavano che io fossi un’egoista a cui non importa degli altri.
Tornai a guardare l’orizzonte che sembrava così lontano e ripensai a tutti i sacrifici che avevo fatto insieme alla mia famiglia per arrivare lì ed essere ancora viva.”
Questo è uno dei venticinque racconti scritti dai ragazzi che hanno concluso il laboratorio di lettura e scrittura sulla migrazione: ora sono conservati nel portfolio di testi che ciascuno conserva dalla prima classe, cronistoria del loro percorso come scrittori.
Affrontare in classe la letteratura di migrazione significa mettere i ragazzi di fronte a vite, a storie complesse, emozionanti e reali. Significa lavorare sulle competenze di cittadinanza, sull’humanitas, sul pensiero complesso, sulla capacità di razionalizzare e argomentare. Significa permettere loro di immergersi in una realtà distante, ma con la quale entrano in contatto tutti i giorni: abito a Como, città di confine e di migrazione, e insegno alla scuola secondaria di primo grado, molti dei miei ragazzi sono figli di migranti (vuoi dell’emigrazione interna degli anni ’70 vuoi di quella odierna), alcuni sono migranti essi stessi. Parlare di migrazione è, dunque, parlare della loro storia, del loro vissuto, del mondo che li circonda e scriverne è un modo per capire, dare un nome agli eventi e razionalizzarli.
Il testimone, l’articolo e la poesia
Il primo passo di questo percorso è stato l’incontro con un testimone, Mamadou, un ventenne etiope, che ci ha raccontato la storia del suo viaggio: i ragazzi si sono trasformati in giornalisti, hanno costruito l’intervista e si sono messi in ascolto, poi ne hanno scritto un articolo di giornale. E’ importante che ogni momento del percorso diventi non solo occasione di riflessione in classe, ma anche di scrittura: scrivere significa dare forma all’emozione, prendersi tempo e riflettere. Per scoprire come si scrive un articolo di giornale siamo partiti dall’articolo Dal barcone della Libia al dottorato, la favola di Alange di Filippo Femia (La Stampa 13 gennaio 2018), che è diventato modello di scrittura: abbiamo analizzato l’incipit e il finale, le tecniche usate per suscitare empatia nel lettore, il ricorso ai testimoni e al discorso diretto e infine ho provato a far focalizzare l’attenzione tra la scelta della paratassi in luogo dell’ipotassi. Ogni tecnica è stata descritta anche dal punto di vista grafico: come si introduce un discorso diretto, come indicare il cambio di paragrafo, l’uso del corsivo e del grassetto. Quando si insegna a leggere e a scrivere nulla va dato per scontato.
Altro testo sottoposto ad analisi e commento è stato Preghiera Laica di Erri de Luca. In questo caso ci siamo interrogati sulla voce narrante: di chi è questa preghiera? Con quanti occhi diversi può essere visto il mare? Quante cose contiene? Abbiamo discusso e molto.
Gli albi e un romanzo
Il secondo momento di immersione, il periodo cioè che precede la scrittura e costituisce l’analisi del genere, del tema, è stato realizzato attraverso gli albi illustrati. Il libro Mediterraneo di Greder, che trae ispirazione dalle tragedie delle traversate del Mediterraneo, ha la forza di certi quadri espressionisti, della durezza e profondità di Goya. È un racconto per immagini che parte a ritroso, dal pesce pescato nel mare del Mediterraneo per poi riportarci ad altre barche, carrette del mare: l’occasione del racconto ci viene spiegata dalla nota finale, il naufragio in cui morirono 300 migranti a Portopalo il 26 dicembre 1996. Solitamente, dopo aver letto e mostrato il libro, chiedo ai ragazzi di compilare uno schema a Y, in cui inserire: “cosa racconta il testo”, “connessioni con la mia vita e con altri testi”, “domande che mi suscita o che farei all’autore”.Il momento della discussione che ne segue è sempre molto arricchente, ci permette di vedere i ragazzi in un contesto meno strutturato e di abituarli a sostenere opinioni e ad argomentare. I libri illustrati hanno il potere di spingere i ragazzi a cercare di fornire una loro interpretazione, a trovare connessioni e ciò vale soprattutto per chi ha meno dimestichezza col testo scritto.
L’approdo di Shaun Tan racconta la storia della migrazione del padre dell’autore, è un libro capolavoro, un silent book che va bevuto e goduto con gli occhi, è molto complesso perciò in classe ho mostrato solo alcune parti, suggerendo spunti e domande per le annotazioni sul taccuino, come ad esempio sulla tavola che rappresenta degli uomini in fila con la valigia in mano, sullo sfondo la Statua della Libertà:
provate a immaginare quale storia ci sia dietro le due immagini accostate. Cosa rappresenta l’immagine con la valigia? Cosa notate nella rappresentazione dei volti?
Sempre la Statua della Libertà è la protagonista di un altro libro che ho usato Il suo piede sinistro di Dave Eggers, un illustrato argomentativo, che spiega come è stata costruita la Statua della Libertà e racconta la storia del suo piede sinistro, sollevato perché la statua si muove e accoglie chi arriva ad Ellis Island.
Davanti a questi testi il mio compito è aiutare gli studenti ad osservare le immagini, la loro relazione con le parole, lo sviluppo narrativo, invitarli a fermarsi e a provare a proporre interpretazioni, da discutere insieme, come una comunità di lettori.
Ho poi letto in classe Continua a Camminare di Gabriele Clima, un romanzo per ragazzi, relativamente semplice e che non supera le duecento pagine (la brevità è una caratteristica necessaria per la lettura ad alta voce) e racconta le vicende di due ragazzini durante la guerra. Nelle ore di lettura abbiamo discusso di quanto capita ai due giovani protagonisti, dei motivi per cui entrambi sono in cammino e di come Clima ci descrive viaggio, ambiente e costruisce i suoi personaggi. Questo libro è stato un vero modello di scrittura per la pianificazione dei nostri testi.
Scriviamo i nostri racconti
Rem tene dicevano gli antichi, le parole seguiranno. Grazie all’immersione, ora ai ragazzi non solo sono noti i temi e le caratteristiche di un racconto di viaggio, ma anche certe strutture e scelte narrative. Tutto è pronto per iniziare a scrivere il racconto di migrazione.
La prima fase è stata la prescrittura, che è servita a raccogliere le idee, a pianificare il testo a progettare il suo sviluppo. Ciascun ragazzo ha lavorato attraverso schemi e attivatori grafici per costruire i propri personaggi, l’ambiente, le azioni e i dialoghi. Momento chiave è stato, come sempre, la mini lesson, una lezione breve in cui fornisco, partendo da un testo modello, indicazioni chiave per tecniche narrative: qui riporto, a titolo d’esempio, la lezione su come costruire il viaggio.
Il personaggio in camminino (esempio di lezione su come si costruisce un viaggio)
Abbiamo provato insieme a costruire l’ambiente in cui si muove il nostro personaggio e abbiamo capito quanto sia importante. Oggi ci concentreremo su un momento spesso presente nei racconti d’avventura: il cammino, il viaggio, il percorso, cioè, che il nostro personaggio percorre per giungere a destinazione.
Il nostro protagonista cammina, viaggia si muove, spesso da solo o con pochi compagni . Per quale motivo?
Per inserire una pausa nella narrazione in cui il protagonista riflette e medita.Per incontrare qualche altro personaggio e vivere una nuova avventura fuori dall’ambiente usuale.Per descrivere un nuovo ambiente
Spesso il cammino fisico corrisponde a quello dei pensieri, è come se il ritmo dei passi seguisse quello delle riflessioni: nei racconti d’avventura il viaggio è sempre occasione di cambiamento, di crescita e di scoperta per il nostro personaggio.
Cosa succede quando un personaggio è in viaggio?
Si guarda intorno e scopre paesaggi nuovi che descrive con similitudini, confrontandoli con ambienti che conosceVede qualcosa che attiva ricordi del passatoParla con le persone che viaggiano con luiFa incontri da cui impara qualcosa (anche se possono essere incontri duri, drammatici e dolorosi)Vive esperienze straneFa connessioni e riflessioni
Ora leggete questi brani tratti tutti dal bellissimo libro “ Continua a Camminare” di Clima. Insieme al vostro compagno di banco provate a individuare quali situazioni descritte nell’elenco precedente capitano al nostro personaggio.
Ora pensa alla tua bozza: dove pensi di inserire il viaggio? Cosa vede il tuo personaggio? Che similitudini usa per descrivere ciò che vede? Cosa gli ricorda? Incontra qualcuno? Cosa impara?
Tieni conto delle risposte a queste domande per scrivere il tuo cammino.
Per circa un mese per due ore a settimana, i ragazzi hanno scritto i loro racconti, la scrittura è stata intervallata da mie mini lesson di stile, tecnica e anche grammatica (su come si costruiscono gli incipit, quando usare i due punti, come costruire l’ambiente, i dialoghi etc.), oppure sulla ripresa di tecniche che avevamo già esplorato in precedenza. Durante le nostre ore di scrittura mentre i ragazzi scrivono, io giro tra i banchi per fornire loro consulenze: non suggerisco né correggo, li faccio riflettere, provo a far lor vedere le cose da un altro punto di vista (quello del lettore e dell’esperto di scrittura), spesso gli stessi compagni diventano lettori e consulenti. Segue poi il momento della correzione di bozze, che segue un iter ben preciso: controllo della pianificazione del testo, controllo ortografico, riflessione sull’utilizzo delle tecniche proposte. A questo punto i ragazzi mi consegnano il loro racconto, corredato da un testo in cui descrivono il loro processo di scrittura e la loro autovalutazione: rileggono cioè il loro racconto come scrittori.
Conclusioni
Voglio chiudere con uno dei 25 testi, scritto da un ragazzo che proprio non ama scrivere e ma sta imparando a farlo.
È un testo che ha tanti difetti, ma mostra che possiamo insegnare a leggere e a scrivere e che loro possono imparare. Imparare sempre. Noi a quello serviamo: non ad essere critici e filologi, ma ad essere critici e filologi che insegnano ed educano a leggere e a scrivere.
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