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2020-11-16 12:41

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Lettera a Marco Albertini in risposta alla recensione su www.pridemagazine.it - 15 novembre 2020 Gentile Marco, mi perdoni la lunghezza...

Lettera a Marco Albertini in risposta alla recensione su www.pridemagazine.it - 15 novembre 2020


Gentile Marco, mi perdoni la lunghezza di questa mia lettera, ma la sua recensione di Con le ali sbagliate (Uovonero Edizioni) apparsa su Pride Magazine solleva questioni importanti che esigono una riflessione adeguata.


Innanzitutto vorrei ringraziarla, perche9 lei tocca un punto cruciale, ovvero la complessite0 della tematica che la mia storia affronta. Ed e8 per questo che alcune sue osservazioni diventeranno oggetto del dibattito che nelle scuole avvierf2 coi ragazzi su questo libro. Le confesso che mi sarebbe piaciuto confrontarmi con lei, come gie0 le avevo proposto, prima di ricevere il suo punto di vista sul mio lavoro, non perche9 lei avesse il dovere di interpellarmi, per carite0, ma perche9 forse avrebbe capito un pob9 meglio, conosciuto, inquadrato (che in definitiva e8 cif2 che rimprovera a me di non aver fatto) le ragioni di alcune mie scelte. Ma soprattutto perche9 io e lei combattiamo la stessa battaglia.


La storia di Nino ha avuto cinque anni di gestazione, durante i quali ho avuto modo di approfondire non solo l'ambito che avrei dovuto affrontare (utilizzando moltissime fonti fra cui alcune di quelle che anche lei cita), ma soprattutto storie vere, storie di vite vissute, di persone reali (a cui accenno nei ringraziamenti alla fine del libro). Queste storie sono alla base del mio racconto, anzi, ne costituiscono lintera struttura, e sono storie esemplari, storie simbolo potremmo dire, che a una lettura veloce forse sec, potrebbero anche sembrare cliche9. e8 probabile che con questo libro io chieda al lettore, come dire, un passo in pif9 (e io so che questo i giovani lo possono fare), gli chiedo cioe8 di andare oltre le facili letture, per arrivare alla realte0 che sta dietro. Arrivare a Nino, per esempio, che non e8 un cliche9, e8 una storia vera; o a Maya, perche9 anche lei e8 una storia vera; o a Grace, altra storia vera, Grace che sec, nella realte0 si prostituisce, e8 di buon cuore e dice anche cose sagge, perche9 le dovrebbe apparire cosec strano? Anche Tiziano e8 una storia vera, e don Claudio e8 una storia vera. Bruno, purtroppo, e8 una storia vera, ex gay ora sposato e attivissimo predicatore di come ricondurre alla retta via sia giusto e possibile; anche Sabina, povero angelo, e8 una storia vera, benche9 su di lei io mi sia concesso liberte0 narrativa (non era madre, per esempio, nella realte0). Perfino i genitori di Nino sono storie vere, storie piccole, in bianco e nero, storie documentate, che dimostrano come nulla, in realte0, uno scrittore sia costretto a inventare.


Da parte sua e8 lecito non volermi concedere quel passo in pif9, e8 mia responsabilite0, come ho detto, averlo chiesto. Eppure sono convinto che per capire la natura di questa mia scelta le sarebbe bastato approfondire un pob9 il mio lavoro, che non gioca mai su storie scontate, non usa cliche9 e non cerca mai vie facili. Forse il suo pezzo sarebbe stato pif9 accorto, senza per questo rinunciare a quella vivacite0 indispensabile a chi critica cif2 che gli sembra giusto dover criticare (e che criticare e8 nel suo pieno diritto), ma almeno attenuando quei toni cosec bellici che trasformano la sua critica (che sarebbe stata molto ben accolta, anche intorno ai cliche9) in uninvettiva, che a tratti sembra assumere paradossalmente moi toni sessisti. La nostra, come ripeto, e8 una battaglia comune, ma e8 impossibile costruire battaglie comuni sulle invettive, laddove invece le critiche sono humus prezioso. A me cogliere, come ho detto, il buono che fra quei toni posso trovare, e renderlo oggetto di dibattito a scuola per portare i ragazzi a quella che e8 e deve8 essere, appunto, una battaglia di tutti e per il bene di tutti, non solo di specifiche categorie.


Questo libro, vede, nasce da unf9rgenza precisa, cioe8 quella di sensibilizzare i ragazzi a un problema che oggi non sembra per niente risolto, tanto che si e8 dovuta promulgare una legge, la Zan che lei ben conosce, che tuteli noi cittadini, oggi, anno 2020, contro l'omo-lesbo-bi-transfobia. Ora per sensibilizzare a un problema ci sono essenzialmente due modi. Il primo e8 quello che suggerisce lei, cioe8 raccontare storie di successo, storie di chi da quel problema e8 toccato marginalmente, la storia di un transessuale dirigente dazienda, per esempio, o avvocato, o esponente politico; lei ha ricordato Sarah McBride, io potrei aggiungere Pauline Ngarmpring, o anche la nostra Vladimir Luxuria, persone che hanno trovato la propria realizzazione anche grazie alle battaglie che associazioni quali lAgedo, che lei menziona, e persone come lei, Marco, hanno combattuto. Il secondo modo e8 raccontare di chi, invece, da quel problema e8 ancora minacciato, e a tal punto da vedersi negare ogni giorno dignite0, riconoscimento, diritti, perdendo di fatto la propria liberte0; come e8 accaduto a Grace e a tutti coloro che (nella vita reale, non in un romanzo) hanno scelto la strada.


Ecco, in questo momento ritengo pif9 urgente questf9ultimo, cosec come per sensibilizzare i giovani al problema, che so, della violenza di genere, riterrei pif9 urgente raccontare di quelle donne che vengono uccise da un raptus psicotico del proprio partner, piuttosto che di quelle che tutto sommato, ma sec, non lamentiamoci, la mia vita alla fine non e8 cosec male. e8 molto bello, e spesso anche utile, raccontare storie di salvazione o di normalite0 (e se lei conoscesse la mia produzione saprebbe che lho fatto pif9 volte), ma dipende dai casi e soprattutto dal momento politico. E in un momento in cui una legge Zan diventa cosec indispensabile per la tutela dei diritti (e delle vite) dei cittadini, credo occorra riflettere bene sulle storie che dobbiamo raccontare.


La mia storia dunque non e8 quello che, come lei scrive, la narrazione della societe0 eteropatriarcale richiede. e8 il racconto fedele di cif2 a cui la societe0 attuale spinge ancora troppe persone. Non passiamo ai ragazzi pregiudizi al contrario: quello che accade a coloro che non hanno la fortuna di godere di associazioni che reclamano diritti per loro deve8 essere raccontato.


Allo stesso tempo perf2 occorre farlo con attenzione. Nel suo articolo lei lamenta il modo con cui descrivo lesperienza di Nino alla clinica (che si basa davvero, nella realte0, su preghiere e insegnamenti, ma anche questo potrebbe appurarlo approfondendo le fonti che cito), facendo apparire il percorso riparativo di Nino come una semplice burla folcloristica. Io credo invece il contrario, credo che quella vicenda colpisca profondamente un giovane lettore, e per questo non poteva essere raccontata con toni pif9 accesi (e del resto lo stesso Matteo Pucciarelli, che in quella clinica ha trascorso tre interi giorni, si e8 rispecchiato nel mio racconto). Come scrittore per ragazzi ho un preciso dovere, morale e professionale, che e8 quello di calibrare ogni frase e ogni parola in modo che il carico emotivo di cif2 che racconto sia proporzionato a quel che un ragazzo e8 in grado di sostenere. Ma questo lo sa bene chi recensisce - conoscendola - letteratura per ragazzi. In pif9, la mia storia non e8 una denuncia, e non e8 nemmeno un romanzo-inchiesta; e8 un romanzo di formazione, e tale deve rimanere. Le assicuro che i lettori capiscono perfettamente che quella clinica - da cui Nino fugge, in cui Sabina perde la vita, in cui Dario e8 costretto in un loop da cui forse non si riprendere0 mai pif9 - e8 tutto fuorche9 una burla. I ragazzi sono molto pif9 intelligenti di noi adulti.


Riguardo al percorso di consapevolezza di Nino, la cui precocite0 lei ritiene improbabile, le segnalo la testimonianza (raccolta dalla stessa Agedo che lei ha menzionato) di un ragazzo trentenne e transgender il cui percorso di consapevolezza risale allinfanzia. Davvero le sembra, la mia, una narrazione falsata?


Vorrei anche rassicurarla su cif2 che lei definisce operazione di marketing, rivelandole che quattro editori, prima di Uovonero, avevano recisamente rifiutato questa storia, perche9 destinata a non avere mercato, data la tematica scomoda e dividente, con logiche molto distanti da quelle commerciali. Uovonero ovviamente lo sapeva benissimo, eppure ha rischiato, perche9 ha creduto - e crede tuttora - nelle battaglie comuni. Percif2, mi perdoni, ma operazione di marketing decisamente no.


Infine, forse la cosa pif9 importante di tutte. Lei ha intitolato il suo articolo Una precisa responsabilite0. Immagino sia molto diverso il senso che io e lei attribuiamo a queste parole, ma vorrei farle mie ugualmente, se posso. Perche9 sono giuste, efficaci, lapidarie nell'incidere su pietra il richiamo a quella responsabilite0 a cui ognuno di noi e8 obbligato a rispondere allinterno della comunite0 in cui vive e a cui e8 obbligata ogni singola comunite0 nei confronti di ogni altra: creare un dialogo, uno scambio, un confronto fra realte0 differenti che porti a rivendicazioni comuni e non a lotte individuali. Colpisce in questo senso luso che lei fa del possessivo nostro (nostra realte0, nostri problemi, nostra cultura, nostra comunite0a6 Rispetto a quale? Alla mia? A quella eterosessuale? Credevo esistesse una sola comunite0, quella umana) che polarizza, divide e crea schieramenti. Il rischio - altissimo - e8 che lobiettivo di una societe0 realmente inclusiva, perche9 costruita sul rispetto dellaltro e sulla mutua partecipazione, si allontani inesorabilmente. Ma questo, per fortuna, i ragazzi lo sanno; come ho gie0 detto, sono pif9 intelligenti di noi adulti.


gc


foto: Donne Foto darchivio di Vecteezy


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